In Barometric sensitivity il suono è emerso non come oggetto isolato, ma come fenomeno squisitamente relazionale.
Il corpo come dispositivo d'ascolto
Scritto da
Francesco Scaringi
Pubblicato il
Il suono perde la propria funzione linguistico-semantica, la parola che dice, per ritrovare una dimensione materiale, primordiale e affettiva.
Il progetto speciale Barometric sensitivity, curato da Piersandra Di Matteo in collaborazione con Diana Lola Posani, ha occupato per tre giorni, dal 15 al 17 ottobre 2026, lo spazio dell'ex palazzo Enel a Potenza. Il progetto ha assunto il corpo nelle sue differenti configurazioni come dispositivo d'ascolto, assumendo come punto di vista privilegiato l'alterità del dolore cronico e dei "saperi sordi" propri delle patologie invalidanti.
Biopolitica e dolore
Cosa ha a che fare il dolore con la biopolitica, i ritmi del lavoro e le nostre relazioni? Siamo abituati a pensare alla malattia e al dolore cronico come a vicende strettamente private o puramente mediche. Ma cosa succede quando la cronicizzazione del dolore svela le crepe di un sistema economico e sociale che misura il valore delle persone solo in base alla loro produttività? Questi sono i temi fondamentali affrontati nel laboratorio/lecture-performance Wildfire: Ascolto e politica del dolore, curato da Piersandra Di Matteo con Diana Lola Posani.
Il laboratorio si è diviso in due momenti. Il primo ha sviluppato una riflessione profonda per rimettere al centro il corpo vulnerabile e ridisegnare il nostro modo di stare insieme. In una società che impone ritmi iper-performanti, il dolore cronico interrompe la narrazione dell'efficienza a tutti i costi. Non è solo un sintomo clinico, ma una vera e propria condizione politica. Ascoltare il dolore dell'altro (deep listening) non significa provare sterile compassione, ma praticare una "giustizia acustica". Significa creare cassa di risonanza per corpi e voci spesso resi invisibili o colpevolizzati. Rifiutare la rigidità degli orari aziendali per sintonizzarsi sui tempi del corpo sofferente. Il crip time ci insegna che il rallentamento e la pausa sono diritti, non fallimenti. Riconoscere la fragilità e la vulnerabilità come tratto costitutivo dell'umano è il primo passo per rifondare i nostri sistemi di welfare, il mondo del lavoro e le nostre relazioni affettive.
Il secondo momento è stato caratterizzata da un esercizio di ascolto del dolore e sulle possibilità di dirlo attraverso le parole, decostruendo tecniche come il McGill Plain Questionaire, e la sua estrema generalizzazione e schematicità.


Il viaggio sonoro ed emotivo di Diana Lola Posani
Un pubblico rapito, immerso nello stupore è stato attraversato da un’intensa vibrazione emotiva. La performance Anthology of a Refusal di Diana Lola Posani si è trasformata in un potente «dispositivo» corporeo, capace di generare risonanze profonde nel corpo e negli strati più intimi delle emozioni.
Diana Lola Posani, sound artist e performer vocale, compone in questa performance un unico dittico espressivo, accostando i suoi due lavori Scream As If Your Organs Were Made of Glass e Fiaba.
Attraverso l’esplorazione estesa dell’apparato fonatorio e l’impiego di tecniche vocali avanzate, Posani trasforma il proprio organismo in una cassa di risonanza. Ne scaturisce una tensione quasi ipnotica. Sensazioni angoscianti, ricordi acustici che riaffiorano e percezioni viscerali avvolgono gli spettatori, mostrando come il suono possa essere percepito dall’intero corpo e non soltanto attraverso l’udito. L’impatto sonoro genera inoltre un forte contrasto paradossale tra la figura minuta dell’artista e l’imponente potenza acustica che il suo corpo riesce a sprigionare.
Anthology of a Refusal vive in osmosi con lo spazio che la ospita. Nell’imponente gradinata dell’ex palazzo Enel di Potenza, gli elementi stilistici e strutturali della performance hanno trovato nuovi riverberi e amplificazioni, dialogando con la geometria architettonica a spirale della scalinata.
L’ossatura teorica e percettiva del percorso di Posani si collega profondamente nella sperimentazione musicale e vocale novecentesca e contemporanea. Fautrice del deep listening, pratica che esplora il confine tra l’ascolto passivo (hearing) e la consapevolezza attiva dell’evento sonoro (listening), l’artista non utilizza la voce per produrre note o melodie secondo i canoni occidentali, ma come strumento di esplorazione ecologica e corporea.
La potenza acustica e il contrasto dei registri vocali evocano tracce della ricerca di Demetrio Stratos, Meredith Monk, Joan La Barbara e Cathy Berberian. Attraverso la saturazione acustica e la variazione della pressione sonora, le frequenze emesse non sollecitano soltanto la membrana timpanica, ma agiscono meccanicamente sul corpo dell’ascoltatore, riattivando la memoria acustica, le risonanze emotive e stati di trance ipnotica.
Il percorso di Posani integra la poesia sonora e la ricerca interdisciplinare tra parola, fonema puro e architettura. Il suono perde la propria funzione linguistico-semantica, la parola che dice, per ritrovare una dimensione materiale, primordiale e affettiva. Il grido, il soffio declinati in forma di vibrazione pura.
Il pomeriggio ha visto protagonista anche Alessandro Bosetti con Atelier di mnemotecnica sonora, un esercizio strutturato per mettere in risonanza il corpo con il ricordo sonoro. Attingendo all’antica tradizione della mnemotecnica dei loci viene data forma ed espressione a una memoria acustica spesso trascurata.

Pneuma. Soffio, respiro, alito
Compositore e artista sonoro, Alessandro Bosetti ha sviluppato una traiettoria artistica che, partendo dal jazz e dalla musica contemporanea, si è mossa verso l'esplorazione del linguaggio parlato, della voce e della tecnologia acustica e il rapporto tra suono, memoria e ascolto. Nella sua ricerca più recente, l'indagine si concentra sulla sorgente fisiologica del suono. Prima ancora della parola articolata e del fonema, l'opera risale all'atto del respiro nella sua dimensione corporea, prelogica e precategoriale, affrontando l'impasse e l'impedimento che la fragilità fisica genera nella vita individuale e relazionale.
La tradizione filosofica e sapienziale greca assegna al respiro la funzione di principio vitale così come indica l termine pneuma (πνεῦμα), dal greco antico, significa letteralmente «soffio», «respiro», «alito». In filosofia indica un principio che può essere inteso come respiro vitale, forza animatrice o elemento che attraversa e organizza la realtà.
L'acustica individua nel respiro il motore primario dell'apparato fonatorio, base della parola e dei mondi simbolici che costruiamo. La performance opera un radicale ribaltamento. Il respiro viene spogliato della sua funzione comunicativa-linguistica e restituito alla sua nudità originaria. Una decostruzione che si fa ancora più profonda poiché l'alfabeto ritmico e timbrico della partitura deriva direttamente dal respiro "rotto" delle persone affette da patologie respiratorie.
L'azione ha visto impegnati quattro direttori/direttrici, guide che, attraverso una partitura e un accurato lavoro di training preliminare, hanno condotto una corale respiratoria collettiva.
Il pubblico, disposto nello spazio, ha seguito gli impulsi visivi e gestuali dei maestri modulando il proprio flusso d'aria, in un'interazione aperta e imprevedibile. Grazie alla consonanza tra le guide e alla concentrazione dell'assemblea, la performance si è sviluppata accogliendo le logiche della composizione della musica contemporanea dalla dilatazione e contrazione temporale alle poliritmie, attraverso l'alternanza di pause, apnee, sospiri e silenzi strutturali.
Evocando la tradizione della vocalità estesa, da John Cage e Luciano Berio fino ai paesaggi sonori basati sul tempo biologico, la Corale ha tessuto un organismo vivente di inalazioni ed esalazioni condivise. In questo spazio, il suono è emerso non come oggetto isolato, ma come fenomeno squisitamente relazionale, e la respirazione si è data come autentica pratica politica e poetica di compartecipazione.
foto © Paola Guglielmi e Massimo Lovisco










