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Un viaggio attraverso la frontiera

La Frontiera è il titolo della performance teatrale di testi e musica che Muta Imago ha tenuto il 12 settembre scorso a Matera, al Belvedere di Murgia Timone, nell’ambito del Città 100 scale festival di Potenza.

Muta imago, la frontiera (foto Massimo Lovisco)

Scritto da

Brunella Buscicchio, curatrice indipendente

Pubblicato il

30 settembre 2026

Il luogo gravido di memoria e tempo è anche il luogo dove l’umano si annulla, dove tutto termina.

L’opera è frutto di un progetto inedito, realizzato durante un periodo di residenza artistica, Parallax, tra Potenza e Matera nel 2025. Regia di Claudia Sorace, drammaturgia, suono di Riccardo Fazi, voci di Riccardo Fazi e Claudia Sorace, canto di Sara Bertolucci, musiche originali di Lorenzo Tomio, direzione tecnica e luci di Maria Elena Fusacchia.
È una frontiera reale e immaginaria, un limite diluito nel tempo e nello spazio geografico, Matera, città antichissima nell’entroterra del Mediterraneo. È un crocevia tra Europa, Asia e Africa, un ponte sospeso attraverso i millenni. L’antico Testamento, la civiltà greco-romana e altre suggestioni si affollano nelle immagini evocate da un alternarsi di testi, suoni, canto, silenzi.

La durata temporale dell’opera si è svolta tra le ultime luci del giorno, il crepuscolo, il tramonto e la notte. L’incanto del luogo, che trascolora dal grigio arido delle rocce, delle rupi e delle rovine nella sera gialla e rosso fuoco fino al cielo nero, illuminato solo dalle luci dei Sassi, ha reso la performance una esperienza immersiva per i partecipanti. La musica, ideata dagli autori come “un corpo sonoro”, intervallata dalla recitazione dei testi, si è fusa con l’ambiente circostante e ha permesso di immaginare un attraversamento, un viaggio nel tempo.

“Che sarà di noi? Dove saremo?”
La domanda fondamentale è la domanda sul destino dell’umanità. A Matera, la preistoria sconfina nella natura e annulla la storia e la geografia. Queste rovine dureranno? O la città sarà cancellata dalla vegetazione incontrollata?
La domanda sul futuro è anche la domanda sull’heideggeriano EsserCi dell’uomo. La nostra esistenza ha senso, o siamo semplicemente “gettati” nel mondo?
La vulnerabilità e la finitudine della condizione umana sono ciò che lo spettatore sente sulla propria pelle, mentre è avvolto dalla bellezza circostante. Il Sé è un’illusione: la voce recitante in francese e italiano cita taoismo e buddhismo, per ricordarci che siamo semplicemente parte di un tutto che non ha né origine, né fine.

muta imago frontiera mt v massimo lovisco

Il luogo gravido di memoria e tempo è anche il luogo dove l’umano si annulla, dove tutto termina. Bianco è l’ultimo atto della rappresentazione: l’ultimo uomo, creatura mitologica, metà uomo e metà animale, parla in prima persona e prova a rivendicare la sua storia, la nostra storia, dagli albori della civiltà. Ma il bianco lattiginoso, l’ unica visione possibile agli uomini che vagano ciechi per la città infestata dall’epidemia in Cecità, il romanzo di José Saramago, è la visione apocalittica che conclude l’opera. Un riuscito equilibrio di aristotelica unità di tempo, luogo e azione riesce a imprimere alla performance la forza di un’opera compiuta e regala agli spettatori un’esperienza totalizzante.
Gli attori e i musicisti sono sparsi sul luogo e in mezzo al pubblico.
Il tempo dell’ascolto e della visione è il tempo di un affascinante, partecipato viaggio attraverso la frontiera, che Muta imago ha saputo immaginare e restituire a noi spettatori attraverso l’arte.


foto © Massimo Lovisco