Rivisitando la grande stagione musicale primonovecentesca, nella controluce di alcuni dei suoi maggiori compositori, il saggio analizza la profonda trasformazione che l’ha caratterizzata, Una svolta – destinata a mutare radicalmente non solo il linguaggio musicale, ma l’intera percezione della realtà – da cui noi stessi proveniamo. Da qui l’attualità di questo saggio, capace di parlare alla coscienza contemporanea collegando, in un intreccio intenso e originale, i linguaggi artistici e filosofici di quel periodo segnato da decisive incrinature, ma ricco di suggestioni e innovazioni. Nelle opere di Debussy, Stravinsky e Ravel per un verso, e di Schönberg, Berg e Webern per un atro, così come di Proust e Mann, Kandinsky e Klee, Nietzsche, Merleau-Ponty, si avverte l’eco di una temperie che non si riconosce più nell’immagine compatta e armoniosa della tradizione. Essi ci strappano a tale visione confortante, rivelandoci l’assenza di fondamento su cui poggia la nostra esperienza. Ma insieme la fecondità nascosta in tale drammatica condizione. Perché proprio questa ci spinge a ricreare incessantemente le forme e i significati che conferiscono senso alla nostra vita.
Enrica Lisciani-Petrini è Professore Onorario di Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Salerno. Co-dirige la rivista “Il Pensiero”. È membro dei Comitati scientifici di diverse riviste e collane editoriali. Ha creato nel 2017 un centro di ricerca internazionale sull’“Italian Thought”. I suoi lavori – in dialogo con autori come Heidegger, Bergson, Jankélévitch, Merleau-Ponty e Deleuze – ruotano attorno a due vettori tematici fondamentali: per un verso, l’intreccio e la tensione problematica della filosofia con le scienze dell’uomo (politica, antropologia, psicoanalisi, etica); per un altro, l’incidenza e il ruolo delle esperienze artistiche nell’orizzonte culturale e filosofico novecentesco. Con una specifica attenzione a compositori quali Debussy, Stravinskij, Ravel, Schönberg, Berg e Webern. Proprio lungo questo secondo vettore, ha elaborato una posizione, relativamente all’arte musicale, definita “filosofia ‘dalla’ musica”. In particolare, gli snodi teorici, su cui è concentrato il suo lavoro teoretico, sono le categorie di “corpo”, “identità”, “soggetto”, “persona”, “impersonale”, “vita/morte”. Questa raggiera tematica di recente è stata articolata attraverso una costellazione di autori, quali Freud, Simmel, Lukács, Lefebvre, Blanchot, Foucault ecc., – posti in risonanza con artisti quali Baudelaire, Proust, Rilke, Brecht, Klee, Bergmann, Kubrick ecc. – per tratteggiare una “filosofia della vita quotidiana”. Negli ultimi anni ha dedicato una particolare attenzione anche alla filosofia italiana contemporanea, vista nel suo rapporto con la tradizione e con l’“ontologia dell’attualità”. È considerata una delle maggiori interpreti del pensiero di Vladimir Jankélévitch, al quale ha dedicato diversi saggi, tra cui la monografia Charis. Saggio su Jankélévitch (Mimesis, 2012; tr. fr. Charis. Essai sur Jankélévitch (Vrin-Mimesis, 2013), curandone al contempo diverse traduzioni (fra le quali: La musica e l’ineffabile, Bompiani 19982; La morte, Einaudi 2009; Debussy e il mistero, SE 20122; Da qualche parte nell’incompiuto, Einaudi 2011). Altre pubblicazioni recenti, oltre a numerosi saggi: Il suono incrinato. Musica e filosofia nel primo Novecento (Einaudi, 2001; nuova edizione Mimesis, 2026); La passione del mondo. Saggio su Merleau-Ponty (ESI, 2002); Risonanze. Ascolto Corpo Mondo (Mimesis, 2007); Vita quotidiana. Dall’esperienza artistica al pensiero in atto (Bollati Boringhieri, 2015); (con G. Strummiello) Effetto Italian Thought (Quodlibet, 2017); (con L. Wuidar) Musica e trascendenza. Percorsi fra storia, estetica musicale e filosofia (Accademia University Press, 2025).










