Chaos è il Principio sommo della generazione, il Vuoto senza differenza in sé, da cui sorgono tutte le cose opposte. È l’Aperto da cui nascono relazioni, armonie, così come contraddizioni e confusioni. E nel suo immenso Vuoto possono fare ritorno. Il Vuoto-Chaos resta sempre aperto sotto i nostri piedi.
Avvertiamo, oggi, un Vuoto capace di inghiottirci?
Questo è il vero pericolo; la confusione e il disordine che sembrano marcare l’epoca forse nascondono un Vuoto che è il grembo dove stanno maturando nuovi ordini e nuovi principi. Poiché il Vuoto apre a infiniti possibili. Chaos è Principio morfogenetico, genererà necessariamente nuovi Ordini.
Il nostro tempo è il tempo dell’attrito, sempre più marcato, tra luoghi sovrani, spazi imperiali e potenze globali tecno-economiche.
Se gli Stati, per conservarsi, sono costretti a eccedere i propri confini, i grandi spazi lottano per l’egemonia mondiale, mentre la Tecnica svuota gli uni e gli di effettivo potere, ma non sa fondare un nuovo nomos in quanto priva di energia politica e incapace di pacificare i conflitti in corso in un nuovo assetto giuridico.
Il Politico, nonostante la sua debolezza, resiste alla sua emarginazione, creando un nuovo chaos, generando anarchia e guerra civile mondiale.
Il polemos minaccia di frantumarsi, moltiplicandosi, in stasis.
Che il contrasto costitutivo tra il residuo potere dei grandi spazi territoriali e la deterritorializzazione tecnica possa sciogliersi naturalmente è rischiosa illusione. Nulla accade automaticamente.
Se la politica non può perdere il proprio radicamento spaziale, lo spazio anche globalizzato, mantiene una tonalità politica.
Il sapere che ha assunto il nome di “geopolitica” riflette su questa aporia, Gli Stati, come gli Imperi, per difendere il proprio sito, sono portati a espandersi. Ma, proprio per questo, sono limitati dalla stessa tendenza da parte degli altri.
La geopolitica contemporanea, oltre che della forza, è scienza del limite. Riflette sull’organismo politico amico, ma anche sull’avversario. Sull’identità, ma anche sulla differenza.
Attenersi al Reale, per i maestri della geopolitica, significa riconoscere, prima che la propria potenza, la propria fragilità.
Roberto Esposito è professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra i suoi libri piú recenti, Bíos. Biopolitica e filosofia (2004), Terza persona. Politica della vita e filosofia dell’impersonale (2007), Pensiero vivente. Origine e attualità della filosofia italiana (2010), Due. La macchina della teologia politica e il posto del pensiero (2013), Le persone e le cose (2014), Da fuori. Una filosofia per l’Europa (2016), Politica e negazione. Per una filosofia affermativa (2018), Pensiero istituente. Tre paradigmi di ontologia politica (2020), Immunità comune. Biopolitica all’epoca della pandemia (2022), Vitam instituere. Genealogia dell’istituzione (2023) e I volti dell’Avversario. L’enigma della lotta con l’Angelo (2024), tutti editi da Einaudi e tradotti in diverse lingue. Con Massimo Cacciari, ha pubblicato di recente Kaos, Il Mulino, 2026.










