Uno spettro si aggira per il mondo. Lo spettro di una tanatocrazia imperiale delle grandi potenze, fondata su sviluppo di tecnologie distruttive, uso e minaccia della forza, subalternità economica, energetica, digitale di altri paesi. Un disegno miope, perché ignora come la policrisi planetaria abbracci per la prima volta il genere umano in un destino comune di vita e di morte. Un disegno folle, perché può solo accelerare gli effetti catastrofici della policrisi (climatica, ecologica, sanitaria, migratoria, economica, sociale…), facendoci precipitare nell’abisso.
Per evitarlo, occorre un salto antropologico, un salto di civiltà. Improbabile ma necessario, e, in ogni caso, non impossibile. Solo la prospettiva alternativa di una civiltà della Terra può salvarci.
È la sfida della coesistenza pacifica, solidale, di molteplici nazionalità, culture, popoli, sull’habitat terrestre comune, in un mondo sempre più interconnesso e interdipendente, dove prende forma una straordinaria e inedita organizzazione vivente: l’umanità planetaria, il “Grande-Essere”, preconizzato da Auguste Comte, potente e vulnerabile allo stesso tempo.
Non è più il sogno di idealisti o di pacifisti intransigenti, è la visione più realistica che si possa avere. Cifra del nostro tempo è, infatti, l’inedita coincidenza tra utopia e realismo.
Salutato da Edgar Morin, poco prima della sua scomparsa, come “un libro magistrale per affrontare la policrisi planetaria”, Per una civiltà della Terra. La sfida di un nuovo umanesimo nel tempo della complessità, scritto da Mauro Ceruti e Francesco Bellusci, è un libro di filosofia, cioè un modo per reimparare a vedere il mondo. E perciò molto concreto. D’altra parte, la filosofia varrebbe un’ora di fatica se non aprisse alla speranza di un nuovo futuro, di un nuovo umanesimo? Se non aprisse alla speranza di un’umanità che non assassini più una parte di sé stessa, e alla fine interamente sé stessa, come continua a fare in questo esordio tragico di secolo?
Francesco Bellusci. Saggista, docente di Filosofia, membro del Centro di Ricerca sui Sistemi Complessi. (CriSiCo) presso l’Università IULM di Milano. Ha scritto su varie riviste, tra cui “Doppiozero”, “Paradoxa” e “Psiche”, e per i quotidiani: Avvenire, Domani, Il Sole 24 Ore, L’Osservatore Romano. Ha curato l’edizione italiana di testi di Castoriadis, Luhmann, Morin, Serres. Suoi contributi si trovano in vari volumi collettanei, tra cui: Lo scrittore al tempo di Pasolini e oggi (Marsilio, 2018); Filosofia per i prossimi umani (Giunti, 2020); L’immane potenza del negativo. Problemi e risorse (Castelvecchi, 2020); Comunicare la letteratura. Un vivace ABC (Mondadori-Le Monnier, 2026); Pensare la conoscenza (Studium, 2026). Ha curato, con Luisa Damiano, il volume: La danza della complessità. Dialoghi con la filosofia di Mauro Ceruti (Mimesis, 2023). È già autore, con Mauro Ceruti, di: Abitare la complessità. La sfida di un destino comune (Mimesis, 2020); Il secolo della fraternità. Una scommessa per la Cosmopolis (Castelvecchi, 2021); Umanizzare la modernità. Un modo nuovo di pensare il futuro (Raffaello Cortina, 2023).










