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Antonio Teora, Xilemi
Antonio Teora

Selvatico / Xilemi

dal 10 ottobre al 26 novembre 2026

Potenza, palazzo ex Enel

ingresso libero

Visitabile ogni venerdì, sabato e domenica dal 10 ottobre al 28 novembre 2026, ore 17.30-19.30

Inaugurazione 10 ottobre 2026, ore 17.30

La pittura di Antonio Teora si muove in una dimensione che coniuga una radicalità ancestrale a una sofisticazione dei linguaggi che sembra internazionalizzata e globale, fatta di azioni liriche e rituali, quanto di un’incisività di taglio urbano non lontana dal graffitismo.
Giovane artista venosino, negli scorsi anni è transitato attraverso una pratica gestuale e calligrafica sintonizzata sulla regola e sul codice del naturale: segni nervosi in una tavolozza ridotta al minimo appaiono come graffi, crepe, fulmini, radici di materia cromatica su tele spesso lasciate libere di ondeggiare senza alcuna intelaiatura. Accanto a questa bidimensionalità fluida, produce installazioni ambientali generate lasciando fluttuare in mezzo alla stanza alcuni rami di fico dipinti di nero, che si impongono alla percezione quasi fossero segni mobili tracciati dalla libera mano dell’artista nelle tre dimensioni della stanza: tale è la sintonizzazione del gesto e dello stile alla grammatica del naturale. Queste installazioni fluttuanti sono anche diventate azioni performative, come nel caso di Suspension (2023), in cui l’artista, sulla riva dell’Adriatico, lancia in aria grovigli di rami lasciati liberi di trovare una loro configurazione instabile ed effimera nello spazio.

In Xilemi, prima personale lucana dell’artista, raccogliamo alcune opere esemplificative dell’ultimo corso del suo lavoro. Si tratta di tele di cotone naturale che accolgono macchie di colore bidimensionale, quasi si trattasse di inattese e contraddittorie texture mimetiche. Colori talvolta accesi, al contempo sintetici e naturali, quasi campionature piatte e ridotte al minimo di palette ambientali di ispirazione matissiana, occupano il campo della tela come una stereotomia praticata su corpi arborei, un’ispezione dei loro vasi organici. La parola “xilema” – dal titolo delle due opere in mostra della serie Xylems – è infatti una derivazione dal termine greco antico xylon, ossia “legno”, e fu coniata dal botanico tedesco Carl Nägeli nel 1885 come terminologia botanica per riferirsi al tessuto vegetale deputato a trasportare la linfa.
Qui nasce la profonda empatia con il vegetale, percorso da fluidi e vasi linfatici come il corpo umano. Teora sembra studiare il comportamento delle forme della flora, la dinamica di accrescimento di una pianta, il profilo di una foglia, la configurazione dei petali di un fiore per entrare al fondo della loro essenza emblematica. Lo scopo è sintetizzare un codice riproducibile artificialmente, che arrivi a una sofisticazione tale dell’artificio da smettere di apparire artificiale senza per questo apparire ingannevole. Un esercizio dell’istinto e del gesto fino alla sua sintonizzazione con i ritmi e i modi delle piante, tra esaltazione del vitale e, forse, una pulsione di scomparsa che non assomiglia in nulla ai tranelli semantici dell’Iperrealismo.

L’Umanesimo ha creduto che l’essere umano, in quanto immagine e somiglianza del divino, fosse deputato a sintetizzare la regola della natura per agire su di essa con pari dignità del creatore. Da qui, per esempio, il giardino all’italiana, con siepi e chiome ridotte alle geometrie astratte, mentali, progettuali, con la selezione di piante educate e addomesticate, con il disegno di configurazioni rigide che non tolleravano alcuna caduta del controllo intellettuale. Teora, con il medesimo proposito di osservare la natura per coglierne la regola, sembra giungere a una conclusione diametralmente opposta, quasi in preda a un cupio dissolvi, a uno spossessamento dell’umano.
Nel lavoro di Antonio Teora sembra di poter cogliere le ansie ecologiste di un tempo fragile e minaccioso, e una spinta all’osservazione di ciò che è prossimo e di ciò che è in fondo, nel codice della vita, in opposizione a una regola incrementale, economica, che per decenni ci ha insegnato a guardare lontano e in superficie. Nelle opere di Xilemi esprime quella stessa vocazione alla costruzione di uno sguardo nuovo sul vegetale che troviamo nelle teorie di Stefano Mancuso sulla neurobiologia vegetale come in La vegetariana di Han Kang (premio Nobel per la letteratura 2024), dove l’irragionevolezza razionale dell’umano affoga nell’irrazionale ragionevolezza del naturale, e in cui patologia e resistenza si assomigliano.

Antonio Teora è nato a Venosa (Potenza) nel 1999. Si è diplomato all’Accademia di belle arti di Foggia nel 2023, dove attualmente riveste il ruolo di tecnico di laboratorio. Alla formazione come pittore, associa una ricerca anche nel campo dell’installazione e del video. Nel 2023 viene selezionato dalla giuria del contest “Focus on painting: la giovane pittura italiana”, organizzata dalla YAG/Garage di Pescara. La sua prima personale, Xeno, si svolge preso lo Studio Zecchillo di Milano (ex studio di Piero Manzoni) nel 2023. Dello stesso anno è la sua selezione tra i finalisti di Mediterranean art prize — Re-Form, di Porta Cœli Foundation, a cura di Donato Faruolo, presso il Castello di Monteserico (Genzano di Lucania, Potenza). Nel 2025 è scelto nell’ambito del progetto Futuri Emergenti Italiani della Banca di credito cooperativo, operazione diffusa sul territorio nazionale che espone e pubblica il lavoro di centouno giovani artisti italiani: il suo lavoro verrà esposto presso la filiale BCC Gaudiano di Lavello. Ha collaborato con le gallerie Onart Gallery di Firenze e Momart Gallery di Matera, oggi sua galleria rappresentante.