Note di regia
Un fratello e una sorella, forse non in questo ordine, che per me sono fratello e sorella non solo per quel legame dato dal dna, ma anche perché sono parte di una comunità. Un luogo che non è e non sarà mai casa. Una casa che non è e non sarà mai luogo. Una cabina telefonica che è luogo e casa, ma anche totem di ciò che è e che dovrebbe essere il presente, e tomba delle voci di un padre e di una figlia che non hanno e non avranno mai corpo. Cosa vuol dire essere “nomadi” oggi? È una scelta o è una condizione non voluta? Le parole di Carolina Balucani si fanno testo teatrale, ma sono anche il tentativo di creare, attraverso vari stili, un nuovo modo di fare letteratura teatrale. Questa sua libertà e questo suo coraggio verranno chiesti anche ai due giovanissimi interpreti e a tutti i collaboratori. Liberarsi da ciò che si ha per provare a far spazio a ciò che forse non si avrà mai: è come se la Balucani lo chiedesse, è come se tentasse di codificare un nuovo modo del dire, un modo forse storto, forse zoppo, in un precario equilibrio, quello che usano i trampolieri per vincere la forza di gravità e gridare “io esisto”, nonostante lo schifo. Io sono parte di questo universo che mi ha insegnato a mentire per essere creduto. La verità la dice chi mente meglio, e questa verità è ciò che mi appassiona e che mi fa affrontare con una inaspettata giovinezza questo nuovo testo italiano di questa giovane autrice.
— Antonio Latella
Note di drammaturgia
Ho immaginato una lingua nomade, sporcata dall’inflessione dell’ultimo luogo dove si è fermata. Una lingua capace di straniarsi e rendere la prima persona singolare una terza persona singolare, quando chi la pronuncia parla di sé e si guarda da fuori, e si vede con gli occhi degli Altri. Familiare come un legame di sangue, per chi è straniero in tutte le terre e in tutte le terre è allontanato dagli Altri. Nasconde sempre dentro un’altra lingua. Il nomadismo non è stato solo un vagabondaggio celestiale, perché nasceva per sfuggire dall’oppressione. Dedico questa scrittura a un popolo oppresso e nomade che non ha mai rivendicato una terra e non ha mai dichiarato guerra a nessuno. Spero che salga, attraverso la fiaba, su un palcoscenico occidentale. I fari dell’Occidente illumineranno la recita a cui spesso è costretto per sopravvivere.
— Carolina Balucani

Antonio Latella, regista, drammaturgo e pedagogo, vive a Berlino dal 2004. Studia recitazione presso la scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Franco Passatore e la Bottega Teatrale di Firenze fondata da Vittorio Gassman. È il lavoro di regista, che inizia nel 1998, a conferirgli fama nazionale ed europea. Innumerevoli i premi ricevuti tra cui: 2001 Premio Ubu per il Progetto Shakespeare e oltre, 2005 Premio Nazionale dell’Associazione Critici di Teatro per La cena de le ceneri, miglior spettacolo dell’anno, 2007 Ubu per Studio su Medea miglior spettacolo dell’anno, 2012 Premio Hystrio alla regia, 2012 Ubu per la miglior regia per Un tram che si chiama desiderio, 2013 Ubu per la miglior regia, Francamente me ne infischio, 2014 è Finalista del Nestroy Prize di Vienna per Die Wohlgesinnten, 2015 Premio le Maschere del Teatro per Natale in casa Cupiello, 2016 Ubu per Santa Estasi, miglior spettacolo dell’anno, 2019 Ubu per Aminta, 2021 Ubu per Hamlet, spettacolo dell’anno. Primo regista e autore italiano ad essere selezionato per il Theatertreffen del Berliner Festspiele (i dieci migliori spettacoli di lingua tedesca nel 2020). Nel 2011 fonda la sua compagnia stabilemobile. La Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta lo ha nominato direttore del settore Teatro dal 2017 al 2020. Dal 2010 è docente e pedagogo presso le più importanti scuole di Teatro italiane: Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, Teatro Stabile di Torino, Piccolo Teatro di Milano, Scuola Civica Paolo Grassi.
Carolina Balucani si diploma come attrice – performer presso il C.U.T. di Perugia, scuola diretta da Roberto Ruggieri, nel 2007, e lì studia per la prima volta, (oltre alla recitazione), la scrittura scenica. L’anno seguente termina il percorso universitario e si laurea in Legge, con una tesi in diritto penale. Si diploma inoltre in Musica presso il Conservatorio di Perugia. Ha scritto diretto e interpretato, col drammaturgo Giuseppe Albert Montalto, Dio Nascosto* (vincitore del Premio Nutrimenti 2010 presso il Centro Palmetta di Terni a cura dell’ass. Demetra e festival Fuori Festa di Milano), e L’America dentro (Premio Giovani realtà del teatro sez. bianco e nero 2012, premio della critica per le Voci dell’anima, vincitore del bando interregionale Teatri del Tempo Presente 2013). È autrice ed attrice di Thyssen (2015) per la regia di Marco Plini, (spettacolo prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria). È regista e autrice de La Regina Coeli, con la consulenza drammaturgica di Massimo Sgorbani, (testo finalista premio Nuove Drammaturgie Network, vincitore del premio Dante Cappelletti 2017, premio giornalistico “Periodico italiano Magazine” del Fringe Festival di Roma 2019). È attrice in diversi spettacoli prodotti dal Teatro Stabile dell’Umbria: Purificati di Sarah Kane, a cura di Antonio Latella, L’ora di ricevimento di Stefano Massini, con la regia di Michele Placido, e negli spettacoli del regista Andrea Baracco: Il Maestro e Margherita, e Guerra e Pace (entrambi con l’adattamento di Letizia Russo). È assistente alla regia e attrice per Le Affinità Elettive (sdattamento di Mati Berardelli), per la regia di Andrea Baracco. Nel 2023, è attrice nel film New life, regia di Ivan Polidoro. Ha incontrato, in seminari di drammaturgia e recitazione, (tra gli altri, in ordine di apparizione): Roberto Ruggieri, Nicolaj Karpov, Ludvic Flaszen, Antonio Latella, Danio Manfredini, Martin Crimp, Daria Deflorian, Massimo Sgorbani, Lucia Calamaro, Krystian Lupa, Davide Carnevali. È vincitrice del bando Autori presso la Biennale di Venezia, sezione Biennale College - teatro, diretta da Ricci/Forte, nel 2022 – 2023, con il suo testo Addormentate. Il testo viene presentato alla Biennale di Venezia - sez. Teatro, nel 2023 in forma di mise en lecture, e l’anno seguente debutta, all’interno della programmazione di Biennale di Venezia - Teatro, con la regia di Fabrizio Arcuri. Nel 2023 istituisce nella sua città di origine, (Perugia), il Circolo dei poeti non estinti, (con l’associazione Fiorivano Le viole), dove studia forme di scrittura non solitaria, assieme a un gruppo di autori.










