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Teatro la Ribalta, tempesta (foto Vasco dell'Oro)
Antonio Viganò | Teatro la Ribalta

La tempesta

14 ottobre 2026, ore 21

Potenza, teatro F. Stabile

9 euro / ridotto 7 euro [acquista online]

Da William Shakespeare. Testo e regia Antonio Viganò. Coreografie Eleonora Chiocchini. Con Jason De Majo, Rodrigo Scaggiante, Sara Menestrina, Michael Untertrifaller, Stefania Muratori Mazzilli, Johannes Notdurfter, Francesco Pennacchia, Rocco Ventura. Assistenza alla regia e creazione musicale Paola Guerra. Collaborazione drammaturgica Paolo Grossi. Light designer Melissa Pircali. Organizzazione Jessica Rizzoli. Grafica e comunicazione Michela Della Croce. Una produzione/Ein Produktion Teatro la Ribalta – Kunst Der Vielfalt con/mit Scarti – Centro di produzione teatrale d’innovazione, Residenza Artistica “Passo Nord” – Teatro Cristallo, Residenza Artistica Olinda – Teatro Cucina di Milano. Foto © Vasco Dell'Oro.

teatrolaribalta.it

In quell’esilio forzato a cui sono costretti i personaggi di Shakespeare sull’Isola, per vivere si inventano un mondo tutto loro, dove la finzione è esplicita e i trucchi teatrali esposti allo sguardo dello spettatore. Su quest’Isola Prospero è il drammaturgo, è il regista, che fa vivere e muove situazioni e personaggi a suo piacere, un padre e un tiranno; Ariel è un attore padrone molto capace, sicuro dei suoi strumenti, è mimo, cantante, affabulatore; Calibano, prigioniero del ruolo che gli è stato affidato da Prospero, lotta con tutte le sue forze, quelle naturali e quelle che lo stesso Prospero gli ha insegnato, per riprendersi la sua libertà, per diventare uomo libero. Tutti i personaggi sembra che siano in cerca di una vita diversa da quella che stanno vivendo.
L’Isola (il palcoscenico) è piena di suoni, rumori e musiche che costruiscono un tappeto sonoro fatto per sorprendere, incantare e stupire.
C’è del magico in tutto questo.

Note di regia
Dopo l’incontro con Shakespeare attraverso Otello Circus, il dialogo con la sua opera prosegue con La Tempesta, testo che contiene in sé tutti i colori del teatro: il dramma del potere, l’incanto del fantastico, la vertigine dell’amore, l’ombra della vendetta e la luce rara del perdono.
Questa messinscena nasce dal desiderio di non tradire l’originarietà dell’opera e, al tempo stesso, di attraversarla con uno sguardo contemporaneo. La tensione tra reale e fantastico diventa il cuore pulsante dello spettacolo: non due mondi separati, ma due forze che si compenetrano. L’isola non è solo un luogo geografico, ma uno spazio mentale, un territorio dell’esilio e dell’immaginazione. Prospero è un uomo ferito prima ancora che un mago potente. La sua sete di vendetta muove l’azione, ma è una vendetta che nasce dall’esclusione, dall’essere stato spodestato e confinato ai margini. Ariel e Calibano, opposti e complementari, incarnano due tensioni verso la libertà: una aerea e luminosa, l’altra terrena e rabbiosa. Entrambi sognano la fine della schiavitù. Miranda e Ferdinando rappresentano invece la possibilità di un nuovo inizio, una fragile promessa di riconciliazione.
La dimensione metateatrale è centrale. In scena c’è una compagnia che, nel poco tempo concesso, decide di allestire La Tempesta. Le prove, le dinamiche interne, le fragilità e le tensioni personali si intrecciano con quelle dei personaggi shakespeariani. Gli attori entrano ed escono dalla storia: a volte parlano come personaggi, a volte come sé stessi. Questo continuo slittamento crea un gioco di specchi che interroga il confine tra finzione e verità.
Il palcoscenico diventa così un’isola di salvezza. Per questi attori — come per i personaggi — il teatro è il luogo dove reinventarsi, dove ribaltare un destino imposto, dove trasformare l’esclusione in possibilità. Gli “arnesi” del teatro — luci, suoni, oggetti, illusioni — non sono semplici strumenti scenici, ma dispositivi poetici che rivelano il nostro reale, le emozioni che ci governano, anche quelle più oscure.
La tempesta non è solo un evento atmosferico: è un movimento interiore. È il conflitto tra desiderio di vendetta e capacità di perdonare. È la lotta per il potere e la scelta, difficile e rivoluzionaria, di lasciarlo andare. In questa scelta si compie l’atto più umano e più teatrale: riconoscere l’altro e liberarlo – liberando, insieme, sé stessi.
— Antonio Viganò


Teatro la Ribalta. Il Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt è una comunità di danzatori e attori-di-versi che vuole sviluppare la propria legittima stranezza. Lavoratori dello spettacolo dal vivo che sono straordinari solo e unicamente nel loro modo di essere in scena e per la professionalità che hanno scelto di praticare. Quotidianamente, con accanimento, lavorano per cercare e svelare “bellezza” e provano a restituirla, a chi li incontra, attraverso la poesia e l’arte del teatro. La compagnia, fondata a Bolzano nel 2013 da Antonio Viganò che da allora ne cura la direzione artistica, ha un repertorio di spettacoli (Il suono della caduta, Personaggi, Nessuno sa di noi, Il ballo, H+G, Ali, Superabile, Otello Circus, Un peep show per Cenerentola, Il Paradiso Perduto, Impronte dell’anima, Lo specchio della Regina; Pinocchio nel ventre della balena) che sono in tournée in Italia ed Europa e che contribuiscono a dare un nuovo sguardo e un nuovo spessore artistico al teatro sociale d'arte. Vincitrice del Premio Eolo 2015, 2018 e 2025 per gli spettacoli „H+G“, „Superabile“ e “Lo specchio della Regina” quali migliori novità dell'anno nel settore teatro infanzia e gioventù; del Premio della Critica 2015 promosso dall’Associazione nazionale critici di teatro nonché del Premio speciale UBU 2018 "per la qualità della ricerca artistica, creativa e politica in ambiti spesso marginali e con attenzione capillare alla diversità” e Premio Hystrio – Altre Muse 2021 “per aver reso la pratica teatrale strumento di inclusione sociale a 360 gradi”.