Resusci Anne è un modello di manichino per addestramento usato per insegnare la rianimazione cardiopolmonare.
Il volto distintivo di Resusci Anne è basato su L'Inconnue de la Seine, la maschera mortuaria di una giovane donna sconosciuta affogata nel fiume Senna alla fine del 1880.
La storia della tragedia dimenticata di Resusci Anne risveglia degli interrogativi rispetto alla metamorfosi ontologica delle immagini nello scontro con il tempo e all’accanimento per la sopravvivenza della memoria nell’Era digitale.
Resusci Anne diventa allegoria e metafora della memoria nel suo tentativo di sottrarsi all’eternità della conservazione. Che succede a ciò che scegliamo di dimenticare? In un tempo in cui gli archivi digitali continuano a smarginare e perdersi nell’accumulo compulsivo di materiale amatoriale, il web diventa un archivio difettoso, non più in grado di farsi paradigma universale della conoscenza umana: adesso è affollato, disperso in una miriade di singolarità.
L’eccesso di produzione di immagini e dati sembra produrre, al tempo stesso, un fenomeno di ipervisibilità e voyeurismo universale. La storia di Anne Doe si perde, come quella di tutte le altre, nella rete iper-inclusiva, che nulla esclude e tutto inghiotte. Il corpo di Anne Doe, invece, ritorna, e si fa sigillo, simbolo e brevetto, mutandosi in un dispositivo medico pensato per impartire norme di sopravvivenza. Guardando all’archivio come un’egemonia di controllo delle informazioni e delle immagini che rappresentano il mondo, intendiamo studiare i meccanismi di esclusione che ne regolano i privilegi e le narrazioni. Cercando uno scontro di senso tra il dispositivo di rianimazione, le pratiche di bio-testamento e la riattivazione di una drammaturgia composta da estratti di archivi vernacolari che dipingono orizzonti privati attraverso il web, progettiamo una parabola materialista e site specific per parlare della vita e della morte della memoria nell’era digitale.

Royal Divorce è un collettivo nato nel 2023 dalla collaborazione tra gli artisti Teresa Barbagallo, Angelo Licciardello e Sebastiano Sicurezza. Seguendo una logica visiva legata alle immagini di scarto e al loro potere hauntologico, Royal Divorce si muove nella crisi sistemica della rappresentazione, nello scontro tra l’archivio storico e quello digitale, scatenando paesaggi che vivono al limite tra l’installazione visiva e la performance. Le immagini e i testi amatoriali provenienti dal web diventano un veicolo drammaturgico per esplorare l’impatto che gli archivi digitali producono sull’immaginario collettivo e individuale.










