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Fabiana Iacozilli, La classe (foto Valeria Tomasulo)
Fabiana Iacozilli | Cranpi

La classe

29 settembre 2026, ore 21

Potenza, teatro F. Stabile

9 euro / ridotto 7 euro [acquista online]

Primo capitolo della Trilogia del vento

Uno spettacolo di Fabiana Iacozzili. Collaborazione alla drammaturgia Marta Meneghetti, Giada Parlanti, Emanuele Silvestri. Collaborazione artistica Lorenzo Letizia, Tiziana Tomasulo, Lafabbrica. Performer Andrei Balan, Antonia D’Amore, Marzia Meddi, Francesco Meloni, Marta Meneghetti. Scene e marionette Fiammetta Mandich. Luci Raffaella Vitiello. Suono Hubert Westkemper. Assistenti alla regia Francesco Meloni, Silvia Corona, Arianna Cremona. Fonico Giuseppe Emanuele Lattanzi. Foto di scena Tiziana Tomasulo, Valeria Tomasulo. Ufficio stampa Antonella Mucciaccio. Consulenza Piergiorgio Solvi. Un ringraziamento a Giorgio Testa. Un ringraziamento speciale ai compagni di classe UBU 2019. Vincitore miglior progetto sonoro; nomination per miglior spettacolo di teatro, migliore regia, miglior scenografia; vincitore Premio della critica ANCT 2019. Produzione Cranpi, La Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello Centro di Produzione Teatrale, Carrozzerie n.o.t. Con il contributo di MiC – Ministero della Cultura. Con il supporto di Residenza IDRA e Teatro Cantiere Florida/Elsinor nell’ambito del progetto CURA 2018 e di Nuovo Cinema Palazzo. Con il sostegno di Periferie Artistiche Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio. Foto © Valeria Tomasulo.

cranpi.com

La classe è un docupuppets con pupazzi e uomini. È un rito collettivo, in bilico tra La classe morta di Tadeusz Kantor e I cannibali di George Tabori, in cui gli adulti, interpretati da pupazzi realizzati da Fiammetta Mandich, rileggono i ricordi di un’infanzia vissuta nella paura di buscarle. Una storia che Fabiana Iacozzilli fa nascere dai ricordi delle scuole elementari all’istituto “Suore di carità” e in particolare da quelli legati alla sua maestra, Suor Lidia.
Questi ricordi/pezzi di legno si muovono senza pathos su tavolacci che rimandano a banchi di scuola, ma anche a tavoli da macello o a tavoli operatori di qualche esperimento che fu. Tutto intorno, silenzio. Solo rumori di matite che scrivono e compagni che respirano. I genitori sono solamente disegnati su un cadavere di lavagna, ma poi ben presto cancellati. Nel silenzio dei loro passi, questi corpicini di legno si muovono nel mondo terrorizzante di Suor Lidia, unica presenza in carne ed ossa che sfugge alla vista di pupazzi e spettatori.
In questa ricerca di pezzi di memorie andate emerge il ricordo in cui Suor Lidia affida a Fabiana la regia di una piccola scena per una recita scolastica decidendo, forse, insieme a lei, la vocazione della sua alunna.

Trilogia del vento
La Trilogia del vento è un trittico in cui Fabiana Iacozzilli si interroga su tre tappe dell’esistenza umana: l’infanzia e il rapporto con i maestri che ci mostrano o ci impongono delle vie da percorrere (La classe); la maturità e il rapporto con la genitorialità e la cura (Una cosa enorme) e, infine, la vecchiaia in rapporto con il vuoto e il senso della memoria (Il grande vuoto). I punti di partenza sono stati da un lato – e per la prima volta – il dato biografico dell’autrice e, dall’altro, il lavoro di nutrimento della materia artistica, condotto attraverso le interviste a donne e uomini pront* a condividere una scheggia della propria vita.


Fabiana Iacozzilli, regista-autrice porta avanti un lavoro di ricerca improntato sulla drammaturgia scenica e sulle potenzialità espressive della figura del performer. Collabora dal 2013 con il Teatro Vascello e dal 2017 con Cranpi e Carrozzerie N.O.T. Dal 2011 è membro del Lincold center directors lab / Metropolitan N.Y. Tra i suoi spettacoli: Aspettando Nil con il quale vince l’Undergroundzero Festival di New York; La trilogia dell’attesa vincitrice del Play Festival (Atir e Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa); La classe che vince il bando di residenze interregionali Cura 2018, debutta a RomaEuropa Festival 2018 e vince il Premio In-Box 2019, il Premio della Critica ANCT 2019 e ottiene quattro nomination Ubu 2019 (miglior progetto sonoro vinto da H. Westkemper); Una cosa enorme che debutta alla Biennale Teatro 2020 e replica a Ref2021. Nel 2023 debutta con En Abyme alla Biennale di Venezia e con Il grande vuoto a REF 2023, spettacolo che chiude il trittico La trilogia del vento. Si occupa inoltre di pedagogia teatrale e di progetti che usano il teatro come strumento di interazione culturale: nel 2021 è regista di Abitare il ritorno progetto di teatro comunitario ideato da Asinitas e inserito in Incroci (progetto di interscambio tra realtà che usano il teatro come strumento di interazione culturale) e nel progetto di scambio internazionale di pratiche teatrali Literacy Act. Nel 2023 cura insieme a Cranpi e in collaborazione con Villa Pia-Italian Hospital Group di Guidonia Montecelio il progetto Piccole donne – da L. M. Alcott – un laboratorio di teatro integrato con giovani donne che soffrono di disturbi alimentari.