Altri libertini, regia e adattamento di Licia Lanera: è la prima artista ad aver ottenuto i diritti per la trasposizione teatrale del capolavoro d'esordio di Pier Vittorio Tondelli.
Il Tondelli della Lanera
Scritto da
Francesco Scaringi
Pubblicato il
La polifonia linguistica dell'autore diventa una vera e propria colonna sonora verbale in cui registri gergali, impasti fonici e cadenze musicali definiscono le sfumature psicologiche e sociologiche dei personaggi
Il testo narra l'esistenza della generazione degli anni '80, giovani in perenne sospensione tra utopie rivoluzionarie, precarietà, sostanze stupefacenti ed eroiche illusioni destinate a infrangersi contro la realtà. Sullo sfondo di una Bologna in fermento e lungo la direttrice dell'Emilia, le traiettorie dei protagonisti si configurano come un lungo viaggio on the road, specchio di allucinazioni e vagabondaggi esistenziali.
Il lavoro registico compie un vero e proprio carotaggio in profondità nella prosa tondelliana, estrapolandone tre racconti (Viaggio, Altri libertini e Autobahn) e rielaborandoli in una partitura sonora e ritmica. La polifonia linguistica dell'autore diventa così una vera e propria colonna sonora verbale, in cui registri gergali, impasti fonici e cadenze musicali definiscono le sfumature psicologiche e sociologiche dei personaggi e dei loro ambienti di margine.
La messinscena si regge su una rigorosa scelta di fedeltà alla parola testuale, privilegiando la dimensione narrativa e il "teatro di parola" rispetto all'azione fisica. In questo contesto, l'interpretazione del cast maschile, Giandomenico Cupaiuolo, Danilo Giuva e Roberto Magnani, risulta decisiva. Gli attori restituiscono la carne e l'urgenza dei personaggi attraverso un'orchestrazione vocale e interpretativa complessa, alternando passaggi solistici a duetti serrati dalla scansione quasi musicale.

La stessa Licia Lanera si ritaglia una presenza defilata. Posizionandosi ai margini della scena come regista-testimone o figura narrante, lascia deliberatamente spazio al coro maschile, sebbene un po’ di nostra nostalgia per la sua consueta carica attoriale straripante resta. Nonostante la difficoltà nel rapportare l'opera originaria alla sensibilità contemporanea attraverso il risuonare della “lingua-suono” degli anni 80 col rischio di essere un reperto generazionale, emerge tutta l'onestà intellettuale dell'operazione che nel complesso mostra coerenza e forza espressiva. Tra le note critiche una fisiologica discontinuità ritmica nel passaggio tra i diversi quadri espressivi.
A Potenza, il pubblico ha seguito lo spettacolo con una concentrazione partecipe e rigorosa, immergendosi nei salti linguistici e nelle sollecitazioni stilistiche senza lasciarsi distrarre dalla complessità della partitura scenica.
Un'adesione attenta ed empatica esplosa, al termine dello spettacolo, in un lungo ed entusiasta applauso finale. Molti dei presenti, sicuramente hanno rivissuto, nella loro memoria, qualche riverbero di quegli anni.
foto © Paola Guglielmi










