Un estratto dell'articolo sul Città delle 100 scale festival che Donato Faruolo ha scritto per "Art a part of culture"
Un festival, una città
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Città delle 100 scale festival compie infine diciotto anni. Un festival imprevedibile in una città che è essa stessa perturbante e imprevista, così com’è riluttante a molte delle categorie oleografiche normalmente associate al Sud: Potenza è fredda, montuosa, per niente rurale; obsolescente e moderna, cordiale ma diffidente. E il suo autunno, che le prospetta lo spopolamento delle strade e la fine del turbinare di sagre estive e pantomime identitarie, la lascia nello stato di sospensione di una provincia che non sa più bene cosa fare di se stessa. Ma è in quell’indeterminazione e in quella caduta delle aspettative che il suo festival trova le condizioni necessarie per articolare i suoi sensi.
Se il Teatro Stabile – un delizioso teatrino ottocentesco – si chiama così solo in quanto intitolato al compositore Francesco Stabile (1801 — 1860) e di “stabile” non ha molto altro, il festival si prende cura di tre mesi di socialità difficili e di vita culturale privativa, perché tre mesi è la durata massima prevista dalle normative ministeriali per manifestazioni di questo tipo.
Rifiutando la tipica formula che normalmente prova a concentrare i lavori in poche giornate per attrarre addetti e clamore mediatico, con tre o quattro appuntamenti settimanali e più di quaranta eventi, dal 7 settembre al 15 dicembre 2026 il Città delle 100 scale festival costituisce un vero cartellone-ombra di estrema qualità e di indubbia caratura europea. [...]
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Foofwa d’Imobilité, 2011, foto © Salvatore Laurenzana










