Claudia Castellucci con il movimento dà vita a forme del pensiero.
La forma del tempo
Scritto da
Francesco Scaringi
Pubblicato il
In scena i corpi non simulano: agiscono. Ogni passo è un ritorno all’origine.
Con Verso la specie, la performance di danza vista presso il Parco dell’Incompiuta a Venosa, ospite del Città delle 100 Scale Festival, ci ha portato in una zona liminare dove il gesto umano incontra il ritmo arcaico, il rito, alla soglia dell’antropogenesi. Non è solo danza, è una riflessione incarnata sul momento in cui l’essere umano cerca di dare forma al mondo per sottrarsi al caos che incombe.
Il titolo stesso “specie” ci interroga. Non solo tassonomia biologica, ma anche “species” come “forma visibile”, da “specĕre”, “guardare”. Castellucci ci invita a guardare ciò che prende forma nel tempo, nel ritmo, nel corpo. E lo fa con una danza che non rappresenta, ma accade nel movimento.
Il ritmo, cuore della performance, è strettamente legato al movimento, che è principio generativo. Ispirato alla metrica greca e al passo dei cavalli, struttura lo spazio e il tempo, unifica il gesto e lo rende linguaggio (poesia). In scena i corpi non simulano: agiscono. Ogni passo è un ritorno all’origine, dove umano e non umano erano ancora intrecciati e nello stesso tempo alle soglie in cui l’agire comunitario cerca un legame basato su regola e misura.

Il luogo è stato scelto volutamente per la performance. Per la sua stessa conformazione e per la stratificazione storica ed estetica “ha sfidato” in senso positivo la performance proprio nelle sue caratteristiche essenziali: la dimensione del tempo, la misurazione intesa come disposizione dello spazio, il ritmo e il movimento entro un luogo con una sua forte presenza connotativa. Sfida vinta.
foto © Paola Guglielmi












