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#MutazioniCovid19 n.1 - Molliccio

Già lo scarafaggio. Mutazione in un insetto, che vive a contatto con i pavimenti e circola tra le immondizie. Adesso mi ricordo è il personaggio della Metamorfosi di Kafka.
Avverto però una strana sensazione. Cerco di guardarmi intorno e una luce mi offusca la vista e mi impedisce di vedere lontano. Solo pulsazioni luminose che si alternano lasciando piccole scie verdastre che a volte si affastellano altre si diradano senza un preciso ritmo. Aritmia e pulsazioni sparse.
Fluttuo senza una direzione precisa.
Mi sento stracco come quando schiacciato dal sonno non avverti più la conformazione del tuo corpo.
Amorfo e nello stesso tempo mutevole.
Le mie estremità tentacolari, organi voraci e insaziabili, ondulano lentamente portandomi a spasso per di qua e di là.
Mi sento strano e non riesco a determinare la consistenza del mio corpo mentre fluttuo nel liquido liquoroso circostante.
Forse sto sognando eppure è così reale. Cerco di pizzicarmi ma non ci riesco.
Non so dove localizzare il mio impulso.
Risucchio della materia che si deposita al mio interno.
Incomincio ad irrigidirmi assumendo una forma sferica. Qualcosa si agita in un specie di sacca viscerale. Esplodo e come fuochi d'artificio fuoriescono piccoli cloni alcuni si allontano altri si fondono. È un continuo rimescolamento.
In lontananza sento suoni confusi a rumori. Alcuni si ripetono come un balbettio di bambini "am ba ee am ba e ba ma".
Finalmente, se pur lentamente gli occhi si aprono leggermente, infastiditi da un flusso di luce intensa. La tv è accesa. Scorrono delle immagini.
Guardo poco lontano dal divano, sfaldato per terra il libro dei racconti di Kafka. L'ipad sul bordo del divano mi segnala l'arrivo di mail e messaggi. Sto per sollevarmi e finalmente sento le voci provenienti dallo scherma televisivo. Risuona distintamente una parola: "Ameba". Trattasi di un documentario scientifico.
Che strano eppure mi sembrava così reale.
Prendo lo smartphone e il mio dito touch sull'icona di Facebook.

testo e voce Francesco Scaringi
foto e musica Massimo Lovisco (Loveiscoil)