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Silvia Costa

Dialoghi con Leucò

15 novembre 2019, ore 20.30

Potenza, palazzo Loffredo, sala del Cortile

5 euro

Di Silvia Costa. Con Laura Dondoli e Silvia Costa. Composizione sonora Nicola Ratti. Realizzazione delle sculture di scena Paola Villani. Realizzazione dei costumi Laura Dondoli. Lavoro vocale NicoNote. Lettura scenica dal libro di Cesare Pavese. Primo studio intorno al progetto Nel paese dell'inverno. Produzione Festival delle Colline Torinesi e Fondazione TPE. Foto © Andrea Macchia.

silvia-costa.com

Il Mistero, la Belva, L’uomo-lupo, Il Diluvio, Gli Dei

Con un’indagine poetica e visuale sull’opera di Cesare Pavese, Silvia Costa mette in scena un lavoro che si relaziona alla realtà attraverso la trasfigurazione delle cose in immagini e simboli. Un originale studio intorno al mondo dello scrittore piemontese che trae spunto dai Dialoghi di Leucò, singolare rilettura dei miti greci. Una riflessione, una prima tappa sul destino degli uomini inserito in un più ampio progetto dal titolo Nel paese dell’inverno che ha debuttato all’Mc93 del Festival d’Automne à Paris nel novembre 2019. Dialoghi con Leucò, una delle ultime opere di Pavese, si abbandona anacronisticamente alla mitologia per interrogare la sofferenza e la violenza del presente. 
Nel paese dell'inverno esplora i segreti misteriosi e i destini inspiegabili che si intrecciano in sei dei 27 dialoghi dell’opera, adattati per la scena: Il Mistero, La Belva, L'Uomo-Lupo, La Madre, Il Diluvio, Gli Dei. Il venire alla luce, la colpa, il castigo, l’animalità dell'uomo, la minaccia di estinzione del diluvio o lo sguardo creatore degli Dei. L’artista trasforma questi temi in visioni, dando voce a un dialogo tra corpi, oggetti e suoni, in una costante tensione tra i gelidi mostri del reale e la fragile trama del mito. L’opera di Pavese, per l’epoca in cui è stata scritta, tra il 1945 e il 1947, si distingueva per il recupero del mito, in particolare quello greco, perché più semplice e diretto, e per l'uso della parola poetica. “Ho ascoltato una voce che sembrava mi chiamasse. Poi ne ho sentita un'altra, non chiamava me, era un dialogo. Sono rimasta in ascolto Da allora – ha dichiarato Costa – seguo quel libro, rincorro un desiderio muto di poter dare immagini a tali parole che come formule magiche, incantesimi, rivelano il mondo non per quello che esso diviene sotto i nostri occhi di contemporanei, ma per quello che sotto resta, per sempre, di fissato e scelto”.


Silvia Costa. Regista e performer italiana diplomata in Arti visive, è un’artista associata del Teatro dell’Arte/Triennale Milano (2017-19). È autrice di un teatro che si nutre di una ricerca profonda sull’immagine, come motore di riflessione e di scuotimento dello spettatore. Di volta in volta autrice, regista, interprete o scenografa, Silvia Costa utilizza senza discriminazioni ogni campo artistico per condurre la propria personale esplorazione del Teatro. Nomade della forma, ha realizzato performance quali La quiescenza del seme, A sangue freddo, Alla Traccia, Midnight Snack e spettacoli teatrali come Figure, Stato di grazia, Quello che di più grande l’uomo ha realizzato sulla terra, Poil de Carotte, installazioni e video, Musica da camera, Tabula, Emotional intelligence, Descrizione di un quadro. Dal 2012 ha creato numerosi spettacoli e installazioni per bambini. Dal 2006 è collaboratrice artistica e interprete nelle produzioni teatrali e operistiche del regista Romeo Castellucci. Il suo lavoro è stato presentato nei più importanti festival italiani e internazionali. Silvia Costa esplora così il teatro da ogni angolazione, rivelandone aspetti sconosciuti e creando collegamenti con altri campi artistici. È in scena assieme a Laura Dondoli, attrice e costumista che si pone dentro e fuori la scena con un singolare sguardo tra materia e gesto scenico. Le musiche sono del sound designer Nicola Ratti, uno dei fondatori di Standards, spazio di ricerca e promozione musicale milanese. Alla performance ha collaborato anche Paola Villani, designer per il teatro e le arti visive.