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Residenze internazionali multidisciplinari

La Residenza è nello stesso tempo un luogo, un’idea ed una modalità di produrre, organizzare e fare teatro.
Le Residenze multidisciplinari sono infatti luoghi restituiti alla crescita sociale e culturale della comunità locale dalla progettualità di una compagnia teatrale professionale con la collaborazione del festival.
Progetti territoriali di spettacolo e aggregazione artistica. Progetti che integrano esigenze, potenzialità e caratteristiche precipue del territorio alle diverse discipline artistiche, declinando parole come ricerca, ricambio intergenerazionale, dialogo tra le differenti forme espressive.

Ogni territorio si fonda su ricchezze culturali sue proprie, appartenenti all'arte, alla lingua, alle persone, alle tradizioni, ma conservarle e valorizzarle è solo una delle priorità condivise. Oltre a questo, ci si propone infatti di avere un ruolo culturale attivo e propositivo per il territorio, portatore di partecipazione, di coinvolgimento dei residenti, di dilatazione dell'offerta culturale. Affinché si insedino, sviluppino e consolidino esperienze di mobilità e permanenza di giovani creativi ed emergenti.
Attraverso le residenze, gli artisti della scena nazionale ed internazionale sono in relazione costante con le compagnie e i giovani emergenti talenti della filiera artistica, culturale, formativa del territorio, chiamati a partecipare attivamente all’ideazione e realizzazione del processo creativo, nell’ottica di un processo sistematico di scambio culturale ed espressivo e di educazione del pubblico ai linguaggi performativi ad indirizzo contemporaneo.
Le Residenze diventano così moltiplicatori di contaminazioni; una possibilità diversa per lo spazio teatrale e per la Comunità.

Potenza, 8-13 ottobre
Frosini Timpano
Primi appunti per la rivoluzione.
Residenza artistica per la scrittura di "Ottantanove"

La Rivoluzione francese. Questa rivoluzione lontana, che ha toccato e dilagato in tutta Europa e che ha cambiato e fondato il mondo in cui viviamo. La rivoluzione del 1789. Sì, ma 230 anni dopo cosa resta della Rivoluzione? Come ci riguarda? Siamo ancora rivoluzionari? I suoi ideali, i suoi valori, ma anche i suoi errori, i suoi orrori, quel che resta della Rivoluzione, ci riguarda ancora? O è roba vecchia? O è cosa morta? Parrucche polverose da mettere nei musei? Cosa resta oggi in Europa dell'Illuminismo, del Laicismo, della Democrazia? Perché parlare oggi della Rivoluzione?
Certo, i francesi ne parlano sempre, ne parlano ancora, per forza, è roba loro. Ma noi?
Il lavoro. Come sempre nei lavori di Frosini/Timpano non si tratta di raccontare una storia, o la Storia, ma di immergersi in un mito fondativo e nei materiali culturali che lo hanno prodotto, e che ha prodotto a sua volta, muovendo da questioni radicali per decostruire le retoriche e portarle ad un punto di feroce deflagrazione. Il lavoro parte dal rapporto del presente, di noi oggi, con la Rivoluzione, quella francese ma anche l'idea di rivoluzione in generale nel nostro tempo: la fase che si è aperta in occidente dopo l'89, il 1989, in cui il concetto stesso di rivoluzione sembra aver perso concretezza, anche se non un suo fascino retrò.
ntendiamo sicuramente lavorare contrapponendo o mescolando nel lavoro passato e presente, storia francese ed italiana, e le domande che ci poniamo oggi sulle nostre vite “democratiche”.

Potenza, 19-23 novembre
Alessandro Carboni
The angular distance of a celestial body

Potenza, 29-30 novembre / 1° dicembre
Unterwasser
Maze

Matera, 13-17 dicembre
Fabrice Murgia
Ghost road 3