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Non ci sono più rivoluzioni possibili

La falce e il martello: nel racconto di DeLillo prima e nello stremato flusso di coscienza messo in scena da Gosselin poi, i simboli di una forza e di una volontà di cambiamento, nel mondo ormai ostaggio del sistema finanziario mondiale, diventano totem di uno snaturamento sociale e umano.

Scritto da

Francesco Scaringi

Pubblicato il

17 novembre 2019

Lo spettacolo restituisce tutto il senso della drammaticità e dell’insicurezza che la crisi ancora in corso provoca nell’instabile struttura delle persone e delle comunità.

Dal punto di vista scenico due sono le cose che caratterizzano lo spettacolo Falce e martello di Julien Gosselin: la dimensione musicale e quella cromatica, che operano sull’integrale omonimo testo di Don De Lillo. Uno spartito che l’attore interpreta con una dinamica fonetica e mimico-espressiva che fa da contrappunto a un flusso sonoro che modula il tempo e accompagna la narrazione. Dietro all’unica figura in scena, posizionata di fronte a mezzi di ripresa audio e video quasi fosse quello l’unico scopo della sua presenza sul palco, è proiettato in tempo reale il suo mezzo busto in grandi dimensioni. Si ha così l’effetto di uno sdoppiamento in cui sullo schermo vengono rimarcati e accentuati i tic e la gestualità minima che caratterizza il personaggio – o meglio, i personaggi – come una specie di amplificazione dell’attore in scena che si spinge ai margini della distorsione.
La narrazione è vorticosa, una spirale temporale che esplode nelle sequenze finali, trasfigurazione di una psichedelica apocalisse. L’enorme schermo, oltre a potenziare e a ingigantire il volto del protagonista seduto stabilmente sulla scena, varia nella colorazione sulla base d’indicatori cromatrici contenuti nel testo e fa si che lo spazio allucinatorio della mente si proietti all’esterno. Il testo di De Lillo, già carico e bello di per sé, si stratifica in diverse dimensioni: l’interno e l’esterno del racconto si sovrappongono in una sorta di ripartizione schizofrenica dei personaggi, che entrano in campo attraverso l’unico protagonista narrante collocato all’interno di una ideale prigione mentale e fisica (il racconto si svolge dall’interno di un carcere) in cui tenta di sfuggire a un ossessivo controllo di entità sovrumane e ossessioni familiari, a loro volta dentro al meccanismo auto-riproduttivo del sistema finanziario. All’interno di questo carcere i detenuti sono costretti a seguire uno spettacolo televisivo sull’economia finanziaria condotto beffardamente dalle figlie del protagonista. Una prigionia che dalla cella si estende alla famiglia e all’intera società e che nel finale esplode in uno scenario apocalittico. Il racconto si compone di pezzi di notiziario, di conversazione con altri detenuti, di dati e analisi finanziarie, di nazioni o città, potenze economiche o in prossimità della bancarotta, che diventano una sorta di mantra infernale: Dubai, Abu Dhabi, Grecia, Portogallo, Cina.

falce martello intera slaurenzana

Gosselin, uno dei più significativi registi della nuova scena francese, si confronta in questo lavoro con uno degli scrittori statunitensi che più da vicino narrano delle sconvolgenti manifestazioni proteiformi del potere e del degrado umano e sociale. Il lavoro teatrale di Gosselin è indissolubilmente legato alla letteratura non solo come fonte d'ispirazione ma come luogo di elaborazione scenica, così come è stato per il precedente spettacolo tratto da Les particules elémentaires di Michel Houellebecq.
De Lillo, d’altro canto, è uno scrittore che si immerge, privo di filtri, dentro la frastagliata storia americana degli ultimi sessant’anni cercando di ricucire i fili occulti e visibili che la tengono insieme. Esplora la perenne violenza che condiziona l’esistenza degli americani entro scenari che vanno della Guerra Fredda al terrorismo, dal turbocapitalismo all’influenza pervasiva dei media e della tecnologia che si dilatano sull’intero globo.

Falce e Martello (Hammer and Sickle, 2010) è un racconto breve tratto dalla raccolta di racconti di DeLillo The Angel Esmeralda (Einaudi 2011). Si tratta di racconti spalmati nell’arco di trent’anni che gettono lo sguardo su orridi e degradati mondi urbani e su un’unanimità disperatamente e violentemente impegnata in una primitiva e amorale ricerca di sopravvivenza.
Il progetto originario di Gosselin è costruito su un flusso “narrativo” di dieci ore. Quello presentato all’undicesima edizione del Città delle 100 scale festival dura poco più di un’ora, ma il livello di suggestione e coinvolgimento è notevole, grazie anche alla bella prestazione attoriale di Joseph Drouet.
Lo spettacolo restituisce tutto il senso della drammaticità e dell’insicurezza che la crisi ancora in corso provoca nell’instabile struttura delle persone e delle comunità. La falce e il martello richiamano vecchi simboli e ideali di un cambiamento oggi impossibile di fronte a un sistema che ingoia e macina tutto al proprio interno, compresa la ribellione.


foto © Salvatore Laurenzana