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Kairos teatrale

Il 9 ottobre il reading itinerante della compagnia Fanny & Alexander dal titolo Se questo è Levi sull'opera di Primo Levi. Nello stesso giorno Liliana Segre ha tenuto il suo ultimo discorso pubblico prima di ritirarsi a vita privata alla veneranda età di novantanni.

Scritto da

Francesco Scaringi

Pubblicato il

13 ottobre 2020

Il risultato è frutto di un lavoro di ascolto e di attenzione per giungere a un “mimetismo per vicinanza, in cui bisogna saper fare spazio, accogliere, cercare le somiglianze interiori, le corrispondenze col proprio vissuto, rispettare, riverberare; è una forma di osservazione meditativa, in cui non bisogna avere tentazioni volitive, affermative, ma piuttosto bisogna sapere captare, farsi antenna, intercettare, farsi attraversare, lasciar fluire”.

Liliana Segre ha parlato ai ragazzi e alle ragazze presenti, senza odio e rancore, sul filo del ricordo personale e di una tragica memoria collettiva, dando ancora una volta con serenità e saggezza, con garbo e lungimiranza, un grande esempio e un insegnamento di vita per costruire una società giusta e aperta agli altri, sapendo che bisogna tenere alta l’attenzione a tutti i segnali che indicano la possibilità di scivolare nuovamente nell'orrore.
La strana e meravigliosa coincidenza tra l'ultimo discorso della Segre e la messa in scena dello spettacolo Se questo è Levi ha riportato il passato all'urgenza dell’oggi, nel segno di ciò che è stato e che, purtroppo, appare ancora possibile.
La performance ha dato vita, attraverso le interviste e le opere, a un vivido ritratto di Primo Levi, privo di retorica, mantenuto entro una drammaturgia severa e asciutta, per dar espressione a un personaggio che fino all'ultimo ha cercato di spiegarsi e spiegare quanto è accaduto entro i confini della ragione e della storia.
Lo spettacolo, così come pensato e strutturato da Luigi De Angelis e curato nella drammaturgia da Chiara Lagani e dallo stesso De Angelis, si compone di tre “atti-situazioni” e si è svolto in tre luoghi altrettanto significativi. Il primo a mo’ di intervista (costruita sulla base di autentiche interviste allo scrittore) dentro lo studio dello scrittore, in cui il centro d’interesse è il testo Se questo è un uomo e la testimonianza dei campi di “distruzione”. Il secondo dentro un aula dell'università degli studi della Basilicata dedicato a La tavola periodica, al “lavoro” cioè del Levi "chimico" e indagatore nella sua essenza del mondo e dell’animo umano. Il terzo, infine, dentro l’aula consiliare del Comune di Potenza, con il pubblico a formulare alcune domande al protagonista, domande poste realmente nel corso della vita pubblica di Levi. Il testo di riferimento è I sommersi e i salvati, che parla della possibilità di tradurre in una lingua altra ciò che rasenta la disumanità e che, dal punto di vista biografico e sociale, riguarda il rapporto di Levi con il popolo tedesco e quello del popolo tedesco con la propria memoria nei riguardi nel nazismo.

Se dobbiamo prendere spunto da una parte dello spettacolo e dal testo La tavola periodica la performance ha cercato di cogliere l’essenza di un uomo, di un lavoratore, di un sopravvissuto e intellettuale, distillando in modo sapiente lo stile, il pensiero e soprattutto il “dire” di Levi che si è espresso attraverso la voce, la gestualità e la vicinanza fisica che l’attore, Andrea Argentieri, ha saputo restituire con grande accortezza e partecipazione nella sua straordinaria performance. Il risultato è frutto di un lavoro di ascolto e di attenzione per giungere, così come suggeriscono le note di sala, a un “mimetismo per vicinanza, in cui bisogna saper fare spazio, accogliere, cercare le somiglianze interiori, le corrispondenze col proprio vissuto, rispettare, riverberare; è una forma di osservazione meditativa, in cui non bisogna avere tentazioni volitive, affermative, ma piuttosto bisogna sapere captare, farsi antenna, intercettare, farsi attraversare, lasciar fluire”.

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Lo spettacolo sapiente, equilibrato, ricco ed emozionante, ben condotto sia nella regia che nell'interpretazione, ha saputo rendere un omaggio a un testimone importante del secolo scorso. Nello stesso tempo, con sensibilità e accortezza, ha saputo "estrapolare e manipolare” drammaturgicamente, con attenta ricerca e cura, quanto necessario perché le parole di Levi possano continuare a parlarci al presente su questioni cruciali, le stesse questioni che hanno coinvolto gli uomini e le donne del Novecento e che non hanno ancora trovato una risposta – oppure le risposte sono state riposte entro cassetti chiusi alla memoria e all'attenzione, ma inesorabilmente continuano a interrogarci.
Confesso che più di una volta, durante la performance, l’essere stato in prossimità di Levi mi ha turbato nel profondo e ho avvertito l’immane sforzo di una persona che, sempre per voglia di chiarezza e con il ragionamento (compresi i momenti di disperazione, come si avverte in alcune esitazioni e rotture della voce), ha cercato di dare una spiegazione o una risposta a quella perenne e sempre attuale domanda sul perché del male, su quali forme antiche e moderne può assumere per presentarsi ai singoli e alle collettività.


© foto Salvatore Laurenzana