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Il diagramma della pandemia

Il “senza” rete di Donato Faruolo e Archizoom: nella comunicazione visiva del festival, il reticolato di No-stop city si anima di strappi e lacerazioni, in cerca di un possibile fuori.

Città delle 100 scale festival, XII edizione (foto Salvatore Laurenzana)

Scritto da

Francesco Scaringi

Pubblicato il

26 settembre 2020

Donato Faruolo ha individuato nel segno grafico di No-Stop City di Archizoom, un gruppo di architetti operante tra gli anni ’60-’70, una possibile referenza per strutturare un sistema grafico che evocasse le imposizioni, gli ostacoli che condizionano il nostro attuale sistema di vita all’insegna del Covid-19, assumendo da loro l’idea di un diagramma variamente strutturabile attraverso delle regole interne che operano su moduli basilari.

Quando abbiamo comunicato allo staff del Città delle 100 Scale festival il titolo che avremmo dato all’edizione di quest’anno, Assenza/Presenza, Donato Faruolo, nostro responsabile per la comunicazione visiva, notava come le due parole fossero tenute insieme graficamente e semanticamente da un comune "senza".
Lavorando al concept grafico dell’edizione, dalle due parole del titolo si è estratto – nel senso originario del termine, abstrarre, trarre fuori – quel senza. Questo allo scopo di porre l’attenzione su una serie di forme di “vuoto”, di “mancanza” presenti nella città, di carattere spaziale, temporale, esistenziale o politico, in riferimento sia agli effetti del lockdown che alle aspettative per il presente e il futuro. Ulteriore questione, connessa a questa, è stata trovare un sistema grafico che evocasse le regole, le imposizioni, gli ostacoli, i frammezzo che hanno costruito e condizionano il nostro attuale sistema di vita all’insegna del Covid-19. Donato Faruolo ha individuato nel segno grafico di No-stop city di Archizoom, un gruppo di architetti operante tra gli anni ’60-’70, una possibile referenza, assumendo da loro l’idea di un diagramma variamente strutturabile attraverso delle regole interne che operano su moduli basilari.

no stop city dettaglio

Oltre alla resa grafica, ciò che ci ha immediatamente entusiasmato è stato il riferimento a un gruppo di architettura tra i più radicali del tempo, che in Italia ha contribuito a esprimere le contraddizioni più profonde della città contemporanea. Tra le grandi questioni che hanno segnato le avanguardie politiche di sinistra di quegli anni, il riferimento che Archizoom assumeva con maggiore determinazione era quello dell’operaismo, in particolare nelle figure di Renato Panzieri e di Mario Tronti, che per primi hanno avvertito e cercato di analizzare le trasformazioni del capitalismo nel neo-capitalismo, come da loro veniva definito.
Intento dell’operaismo era quello di mettere in discussione, anche nei confronti della sinistra organizzata e sindacale, sulla scorta di una rilettura di Marx depurato dalla tradizione marxista, il rapporto tra produzione e consumi. L’attenzione, per costoro, andava portata sulla produzione, in modo tale da prendere cognizione del riconfigurarsi storico del capitalismo attraverso processi di valorizzazione sempre più astratti, grazie anche alle tecnologie e ai processi “innovativi” di organizzazione.
Contro l’idea riformista secondo cui, attraverso la ridistribuzione, si potesse “tenere a bada” il capitalismo, costoro ritenevano invece che il capitalismo inglobasse metamorficamente dentro di sé il lavoro, assoggettandolo attraverso processi di astrazione e valorizzazione.
Una delle questioni fondamentali diventava quindi la trasformazione della fabbrica fordista. Essi posero l’attenzione sul fatto che, per rispondere all’avanzata operaia, il capitalismo uscisse fuori dalle fabbrica per articolarsi dentro la città, ciò che Tronti chiamava la “città fabbrica”. Così la città perdeva i suoi contorni per strutturarsi intorno a schemi modulari abitativi-produttivi dove si infrangevano i confini tra tempo di lavoro e di non lavoro, dileguando l’operaio-massa nei singoli agglomerati produttivi diffusi sul territorio.
Alla celebrazione del progresso e della tecnologia come avanzamento sociale, ribadito anche dai movimenti di sinistra e dai sindacati, gli operaisti contrapponevano una visione critica. La tecnologia e la scienza dell’organizzazione del lavoro sono strettamente connesse all’evolversi e alla trasformazione del capitalismo. Le macchine non vengono considerate come strumenti neutri. Al contrario, erano viste come armi sofisticate del capitale, la risposta politica alle lotte degli operai.
Per interrompere l’apparente nesso necessario capitale-lavoro, per Tronti e Panzieri bisognava capire che il capitalismo non è solo un processo di sfruttamento che opera sui meccanismi del pluslavoro-plusvalore (assoluto, relativo), ma si articola in un insieme di istituzioni di controllo della classe sfruttata (operaia).
Per Tronti la mossa spiazzante, per mettere in crisi l’ideologia economica e politica, consisteva nel farsi la classe operaia soggetto politico senza alcuna mediazione, essere contro-dentro. Un modo per ribadire l’autonomia contro il capitale era rivendicare “più soldi e meno lavoro” (come avvenne nell’autunno caldo del 1969), spezzando in tal modo il rapporto di necessaria subordinazione/derivazione, secondo l’ideologia politica ed economica, tra lavoro e capitale, salario e profitto.
Archizoom traspone questi concetti nell’ambito della discussione architettonica e urbanistica sulla città, negando la forma della città o la sua rappresentazione attraverso luoghi significativi per astrarla in diagrammi che ne manifestano i flussi produttivi interni.
In una prima fase avevano ironicamente guardato all’iconografia pop per rappresentare l’edonismo e l’odio della «rude razza pagana» (Tronti), esasperando le tendenze sociali in funzione del rifiuto del lavoro in un’inedita prospettiva rivoluzionaria. In seguito, con il progetto per la No-Stop City, modificarono la loro traiettoria optando per un linguaggio freddo e purificato da qualsiasi immagine, ispirato sia dal razionalismo di Rossi che dell’architettura non figurativa di Mils e Hilberseimer. L’operazione fatta con No-Stop City tendeva a esasperare lo sviluppo della città (fabbrica) contemporanea, in cui produzione, circolazione e consumo venivano a coincidere su un piano omogeneo e continuo. Per rimarcare la progressiva astrazione della città i primi disegni vennero battuti a macchina. Punteggiatura e lettere rappresentavano «le attrezzature di base: un ascensore ogni cento metri, un bagno ogni 50 metri», costituendo così un reticolato estensibile senza limiti. Archizoom scrisse del progetto nelle pagine di Domus 1971: «la città non rappresenta più il sistema, ma diventa essa stessa sistema, programmabile e isotropica?». Infatti era la rappresentazione di una città indifferente con uno spazio omogeneo senza differenza tra spazio aperto ed edificio, semplice piano spaziale che non ha più né forma né estensione, indefinibile secondo la prospettiva dei luoghi.
C’era dietro questo discorso il convincimento che, portando alle estreme conseguenze l’idea neocapitalista della città, si sarebbe costituito, secondo l’idea operaista, un nuovo soggetto, contrapposta al capitalismo. Dimostrando le tendenze di integrazione tra lo spazio urbano e il capitalismo. si poteva intendere «l’autonomia della classe operaia non più come la resistenza degli operai allo spazio della produzione, ma come loro appropriazione dello stesso».

faruolo incontro slaurenzana

Certamente l’attenzione di Faruolo al segno grafico di Archizoom non fa riferimento agli stessi statuti ideologici. Proprio dall’interno degli aspetti grafici coglie, però, alcuni elementi interessanti che possono essere traslati alla città attuale e al “vuoto” pneumatico in cui essa ha vissuto nel periodo del lockdown, durante il quale molti dei meccanismi strutturali e funzionali su cui è stata costruita la città sono stati sospesi, esplicitandone paradossalmente le finalità: si è palesata una città capace di confinare gli individui in una rete bloccata al suo interno, strutturata in modo tale da non offrire all’occorrenza altre possibilità se non consumo e prescrizioni. D’altro canto è necessario notare come la necessità e l’imposizione di norme, divieti, distanziamenti abbiano posto in crisi la possibilità di ritrovarsi in luoghi pubblici, impedendo di fatto la messa in relazione di corpi e idee che, trasportati nella rete, per molti versi hanno manifestato un livello di astrazione ulteriore, se possibile aggravato.
La grafica ingaggia un paradossale e ironico gioco del capovolgimento proprio a partire dalla parossistica composizione e ricombinazione di quel reticolato. Al suo interno possono avvenire strappi e lacerazioni, è possibile produrre fratture e ci si può permettere di collocarsi in un fuori.


immagine: Archizoom, No-stop city, 1970. Dettaglio.
foto © Salvatore Laurenzana