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Nella mente frantumata di Billy

Entrare nella mente di qualcuno dev’essere un’esperienza sconvolgente. Qualcosa che rasenta l’impossibile. Eppure il desiderio di penetrare nei pensieri altrui per comprendere meglio noi stessi esercita un fascino irresistibile.

Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo (foto Paola Gugliemi)

Scritto da

Francesco Scaringi

Pubblicato il

17 novembre 2025

La scena come riflessa da un prisma, proietta tratti di personalità scomposte, di carnefici e vittime che si sovrappongono l’un l’altra.

Psicologia, psichiatria e neuroscienze sono le discipline deputate a questo compito: tentano di tracciare confini tra ciò che è sano e ciò che è patologico, tra normalità e anomalia. Questi confini sono sfuggenti, impossibili da misurare con precisione. Allora è più corretto pensare che i due versanti si riflettano l’uno nell’altro, come in uno specchio deformante.
Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo, di Fausto Cabra con testo di Gianni Forte, è ispirato, senza ricalcarla, alla storia di Billy Milligan, figura controversa e inquietante della cronaca americana degli anni settanta. Milligan fu il primo imputato nella storia giudiziaria degli Stati Uniti a essere assolto per infermità mentale a causa di un disturbo dissociativo dell’identità nonostante i gravi delitti commessi.
Lo spettacolo, di natura dichiaratamente rapsodica, rinuncia a una narrazione lineare per restituire l’impossibilità di ricomporre la storia e la psiche di Billy. Ma chi è davvero Billy?
È una domanda senza risposta univoca. La scena come riflessa da un prisma, proietta tratti di personalità scomposte, di carnefici e vittime che si sovrappongono l’un l’altra.
Il regista Fausto Cabra adotta una spettacolarità multimediale che fonde linguaggi cinematografici, televisivi e teatrali. I personaggi si moltiplicano attraverso la recitazione degli attori e si rifrangono su schermi che, instancabilmente, cercano di catturare le personalità di Billy in continua mutazione e dissoluzione, che riemergono in epoche e contesti differenti.Il culmine emotivo dello spettacolo è rappresentato dalla scena che rievoca lo stupro e il seppellimento di Billy da parte del patrigno: un momento di estrema intensità che fa precipitare tutto e tutti in un abisso senza via d’uscita.


schegge2 paola guglielmi

L’impatto visivo e sonoro è potente, grazie ad una precisa orchestrazione tra scenografie, luci e musiche. Gli attori e le attrici si muovono sulla scena, mutando di personaggio, con grande fluidità, accennando ad una postura“brechtiana”, che invita lo spettatore a non lasciarsi travolgere completamente dall’orrore, ma a conservarne una visione critica e consapevole (se possibile).
Notevole la prova di Raffaele Esposito che regge con forza fisica ed espressiva le metamorfosi psichiche e corporee richieste dal ruolo. Di grande intensità anche l’interpretazione di Anna Gualdo (che si conferma una grande interprete) in particolare nel ruolo della madre: una figura disperata e cinica, che si difende con ferocia dal senso di colpa per aver permesso che tutto ciò accadesse, mentre Sara Putignano, al suo debutto, da ai suoi personaggi un distacco emotivo perturbante.
La drammaturgia, firmata da Gianni Forte, non si limita a raccontare i fatti ispirati alla vicenda di Milligan, ma li trasfigura in poesia che dà voce all’angoscia, all’inquietudine e alla frammentazione dell’io.
In tal modo lo spettacolo non soccombe a un espressionismo di maniera e nonostante l’orrore, emergono frammenti di umanità, tragica bellezza, al limite dell’indicibile.
“Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo” costringe a confrontarsi con i limiti della nostra empatia, con il buio che abita ogni mente, e con la possibilità dell’inesorabile scacco dell’io, anche se nell’orrore più profondo può sopravvivere un frammento di redenzione.


foto © Paola Guglielmi