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Young Mediterranean and Middle Est choreographers

Focus (I)

24 settembre 2018, ore 20.30 / 21.30

Potenza, spazio ex Cip Zoo

Ingresso a pagamento

Displacement/Solo di Mithkal Alzghair (Siria). Coreografia e interpretazione Mithkal Alzghair. Consulenza drammaturgica Thibaut Kaiser. Disegno luci Séverine Rième. Co-produzione Godsbanen–Aarhus (Danemark)/Musée de la Danse-CCN de Rennes et de Bretagne / the foundation AFAC / Les Treize Arches-Scène conventionnée de Brive. Con il supporto di Centre National de la Danse – Pantin, France, Studio Le Regard du Cygne, Théâtre Louis Aragon, scène conventionnée danse de Tremblay-en-France.
Foto: © Dani Abo Louh.
mithkalalzghair.com

Shine my blind way di Seifeddine Manai/ BFAM (Tunisia). Coreografia e drammaturgia Seifeddine Manai. Scenografia Marc Perez. Direzione tecnica e luci Marc Perez. Musiche Morgan di Benedetto. Interpreti Marion Castaillet Dhomps, Seifeddine Manai.
brothafromanothermotha.blogspot.com

 

ore 20.30
Mithkal Alzghair (Siria)
Displacement / Solo

In Displacement Mithkal Alzghair, attraverso la danza e il movimento, esplora l'identità lacerata dei corpi siriani dal punto di vista delle condizioni politiche, sociali e religiose che questi sperimentano. Smonta e ricostruisce la sua personale eredità culturale: il corpo della danza tradizionale, il corpo della trance, il corpo militare, il corpo in guerra e il corpo in esilio e infine mette in discussione le loro connessioni reciproche. Migrando da una figura isolata a un gruppo di uomini, Displacement traccia una possibile traiettoria verso l'altro. Un lavoro potente, intrappolato tra il desiderio di rimanere e il desiderio di fuggire.

“In questa creazione la mia ricerca è incentrata sul patrimonio delle tradizioni della cultura siriana. Cerco di capire le fonti da cui vengono le danze tradizionali, il processo di imprinting ma anche di diffusione che ne sono alla base. Parto dalla realtà sociale e politica che ha contribuito alla creazione di questo patrimonio: il patrimonio militare e dittatoriale, l'eredità dei regimi autoritari, la rivoluzione, la guerra e infine lo spostamento. La necessità di questa creazione è legata a ciò che oggi riguarda lo “spostamento” e più in generale la migrazione, le violenze, gli omicidi, i massacri, i conflitti e le rivoluzioni che imperversano in Medio Oriente. Il mio obiettivo è identificare “l'identità” del corpo siriano a partire dal suo patrimonio culturale riconosciuto, vissuto e costruito per capire come sono iniziati questi eventi che scuotono quelle aree geografiche. Qual è l'identità di una società che si è formata sotto il dominio e la dittatura coloniale? È diversa da quella di chi ha vissuto la guerra e la migrazione? Dov'è lo spazio di libertà per questi corpi? Quali sono i vincoli e le ideologie che sono oramai parte di noi e come possiamo affrontarli? Ho testato fisicamente su di me l'urgenza dello “spostamento” forzato, la fuga, lo stare in attesa prima della partenza, l'esilio… È proprio questa l'idea di spostamento che io sperimento su me stesso attraverso questa creazione. Quale può essere il movimento quando non è volontario? Che cosa è quel corpo che è costretto a muoversi, o a volte a rimanere immobile? Come si muove l'individuo dopo essersi trasferito in un nuovo contesto che gli impone di rimodellare il suo territorio, per tentare di ricostruirlo, e quindi ricreare una nuova identità, che forse dovrà però lasciare di nuovo? Questo è un processo permanente di costruzione e decostruzione. Parlo di me stesso e di persone che sono direttamente colpite dalla guerra. Ciò che mi interessa è la relazione tra i due luoghi, quello originale e quello che abbiamo dovuto scegliere, che produce un corpo lacerato. Sentire che siamo in un peregrinare senza fine, che essere in transito diventa il nostro stato quotidiano. Siamo bloccati tra il punto di partenza e di arrivo, proprio lì in mezzo”. (Mithkal Alzghair)

Mithkal Alzghair, nato in Siria nel 1981, è danzatore e coreografo. Si è formato tra l'oriente (Higher Institute of Dramatic Art a Damaso/Siria) e l'occidente (master di studi coreografici “ex.e.r.ce” presso il Centro Nazioneale Coreografico di Montpellier/Francia). Dopo questa esperienza all'estero non ha potuto fare ritorno in patria perché devastata dalla guerra. Danza per molti coreografi, tra gli altri, recentemente, grazie al progetto Europeo CRASK, ha collaborato con la compagnia italiana In-Occula. Nel marzo 2016 crea Displacement, composto da un solo e un trio, con il quale vince il premio “Danse élargie”, organizzato dal Théâtre de la Ville di Paris e dal Museum of Dance / CCN Rennes et de Bretagne.


bfam shine my blind way

ore 21.30
Seifeddine Manai/ BFAM (Tunisia)
Shine my blind way

La nebbia schiaccia la mente e rende ciechi i cuori.
"L'uomo è cieco, sordo, fragile, come un muro che abita e rode un insetto"
Baudelaire

Per spremere la felicità, devi accettare il pericolo. Questo gusto per il rischio a volte nasce da due strade che si scontrano nel buio. È difficile definire se sia razionale o no; e non è questo il punto. Che siano violenti, potenti, timidi o quasi invisibili, ci spingono ad agire, a cogliere il nostro rischio. Inizia così una battaglia nel cuore del caos, una mischia tra "io" e l'altro, tra la forza e la debolezza, l'onestà e le illusioni, la gloria e la semplicità… Una vera ricerca di equilibrio che viene costantemente sfidata per toccare la verità. Dobbiamo accettare la fragilità della non-perfezione, soffrire, respingere, superare, rifiutare e staccarci dall'ipocrisia; da questo caos arriverà la serenità.

BFAM è una compagnia formata da artisti di varie nazionalità (Francia, Tunisia, Corea del Sud e Spagna). Viene fondata nel marzo 2011. La curiosità artistica e gli eventi politici spingono Seifeddine Manaï a lavorare in Tunisia, dove vuole formare giovani tunisini coinvolti nella primavera araba. La compagnia si costruisce e cresce durante viaggi e spettacoli all'estero, specialmente in Francia, Svezia, Italia, Corea del Sud o New York . BFAM è anche caratterizzata dalla volontà di reinventarsi costantemente andando oltre i classici canali di circolazione. Lavora sul palcoscenico ma anche nei musei, negli spazi urbani, nelle zone rurali, nelle gallerie d'arte, nei negozi e nelle sale da concerto.
Appropriati spazi diversi portano ad immaginare nuove configurazioni sceniche, sperimentando nuovi rapporti per il pubblico. Questo aspetto si lega anche al desiderio di uscire e incontrare il pubblico al di fuori delle sedi culturali ufficiali, nello spirito di reciproca ispirazione artistica.
La relazione con se stessi, con gli altri e con lo spazio sono al centro delle creazioni di questa singolare compagnia.

Seifeddine Manai, allo stesso tempo coreografo e interprete, di origine tunisina, scopre molto presto il mondo della danza. La sua vita di artista del Maghreb è iniziata con il giovane National Ballet of Tunisia, poi ha affinato la sua pratica con il Sybel Ballet Theatre Co., diretto da Syhem Belkhodja. Nel 2003, partecipa al festival di danza Bates negli Stati Uniti. Nel 2005 ha ricevuto una borsa di studio dello Stato francese per partecipare al programma di formazione degli artisti coreografici presso la National School of Contemporary Dance di Angers, dove ha studiato con coreografi come Trisha Brown, Ko Murobushi e David Zambrano. Loic Touzé, Vera Montero. E’uno dei fondatori del Collettivo Upper Underground Crew di Tunisi, che è stato invitato a partecipare ai progetti di creazione "Vivant" e "ROJLA" con la Dance Theatre Company diretta da Imed Jemaa.L'Upper Underground Crew lavora principalmente nella cultura urbana undergound a Tunisi e nel Maghreb. Una cultura di "Street B-boying" che porta la danza contemporanea ad altre pratiche del corpo e una nuova fisicità. Lavora con Osmosis Cie nel 2009 per Transit e successivamente per la creazione di "(Of) stelle del mondo" e collabora al progetto "Hotel Dance Room International" in Germania. Dopo la rivoluzione tunisina, torna in Tunisia per riunire i ballerini attorno alla sua compagnia Brotha From Another Motha con la quale presenta il suo primo lavoro (& Alors and So!) su commissione della Ferme du Buisson di Parigi.